Le cucine Berto’s conquistano il mondo grazie all’artigianalità italiana

Utilizzate da grandi chef, scelte dai Reali di Spagna coniugano progettualità industriale e cura dei dettagli

Tra le realizzazioni di Berto’s, azienda veneta che realizza cucine professionali, ci sono quelle per la casa dei Reali di Spagna e per lo stadio Josè Alvalade di Lisbona.

«Abbiamo realizzato anche cucine con forni integrati per la cucina Tandoori, cucine con diverse non convenzionali e persino con un espositore per il pesce integrato. Anche se ogni richiesta è particolare, per la sua stessa natura», spiega Marco Lebiu, direttore commerciale Italia dell’azienda che ha cominciato la sua storia nel 1973. «Il commendator Giorgio Berto fondò una società chiamata Candor che produceva attrezzature per la cottura e per il lavaggio – continua Lebiu -. Nel 1983 fu cambiata la denominazione e divenne Berto’s».

La cucina intesa come “strumento di lavoro”, insieme agli ingredienti, è fondamentale nel lavoro dello chef. Come nascono le vostre?

«Dal confronto quotidiano con gli stessi chef e le loro esigenze. Abbiamo un rapporto molto stretto con loro che, spesso, organizzano sessioni di allenamento presso la nostra cucina laboratorio, ma anche con i nostri distributori che sono preziosi partner nel comprendere i cambiamenti sempre più rapidi del mercato».

In che modo combinate le caratteristiche delle vostre cucine e decidete se e come far prevalere l’una o l’altra?

«Ergonomia, sicurezza, comfort, funzionalità e resistenza devono necessariamente convivere. Pensiamo che la sintesi di questi concetti sia sinonimo di qualità ovvero di rispondenza all’uso. Il concetto di qualità è spesso evocato in maniera astratta ma per noi la qualità è sempre un fatto molto concreto e reale».

Quando e come avete cominciato la vostra collaborazione con gli chef come Antonino Cannavacciuolo, Moreno Cedroni e Giancarlo Perbellini che utilizzano le vostre cucine?

«La nostra mission è sempre stata quella di soddisfare le esigenze di ogni singolo cliente. Creare, quindi, qualcosa di assolutamente personale e coniugare progettualità industriale orientata alla “lean philosophy” con la realizzazione artigianale. Questo nostro pensiero ha incontrato, ormai da molti anni, il favore di grandi chef stellati che desideravano potersi esprimere liberamente anche attraverso l’ideazione e la realizzazione concreta della “loro” cucina. La loro arte deve potersi esprimere anche attraverso la creazione di una cucina unica. Per questo abbiamo chiamato la nostra linea di prodotti personalizzati “LaCucina”. Perché una cucina non può essere una scelta qualunque ma deve essere la scelta personale di ognuno».

Come lavorate alle soluzioni su misura?

«Per realizzare una soluzione su misura bisogna partire necessariamente dal primo passo: ascoltare. Gli chef sono persone con esigenze personali e il nostro modus operandi è stato sempre quello di ascoltare le persone e parlare al loro cuore: una cucina non potrà mai essere solo in modo razionale, ma dovrà essere realizzata anche guardando alle persone, ai loro sogni, al loro mondo».

Come declinate la vostra attenzione per l’etica e l’ambiente?

«La nostra scelta è sempre stata quella di fare impresa in maniera etica. Cura delle esigenze del personale con un avanzato sistema di welfare che prevede fino a diciotto orari lavorativi diversi, contributi alle famiglie dei lavorati, borse di studio, convenzioni con assicurazioni, librerie e fornitori. Inoltre è assolutamente prioritario la cura dell’ambiente e l’impronta che, come azienda, lasciamo. Tutto ciò ci ha portato a conseguire la certificazione etica OHSAS 18001 che prevede anche l’adozione di un codice etico che viene rispettato da tutto il personale Berto’s, senza alcuna eccezione».

Mariella Caruso