La Settimana della Cucina Italiana nel Mondo vista dagli Ambasciatori

Le testimonianze di chi ha partecipato all'iniziativa dalla Farnesina e dal Mipaaft, uno scambio che arricchisce tutti

È stata un’intensa settimana quella trascorsa dagli Ambasciatori del Gusto impegnati nei quattro angoli della terra per la terza edizione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo. In piena armonia con le finalità dell’Associazione che, tra l’altro, come ha spiegato il segretario generale Cesare Battisti alla presentazione delle iniziative, «collabora con le istituzioni per fare sistema, aiutando nella conoscenza dei prodotti che contribuiscono al successo dell’export del Made in Italy enogastronomico», gli Ambasciatori sono volati in Cina, negli Stati Uniti, in Giappone, in Russia, Ucraina, Israele e Bolivia per portare il patrimonio di conoscenza enogastronomica italiana. Ma come accade sempre quando s’incontrano altre culture l’arricchimento è sempre reciproco, e così è stato anche per gli Ambasciatori.

Paolo Griffa, Stefano Guizzetti e Leandro Luppi a Mosca in Russia

«La storia della cucina è in costante evoluzione e quello che imparo all’estero è sempre fonte di grande ispirazione», ha ammesso Paolo Griffa, giovane chef del ristorante Petit Royal di Courmayeur. «L’indole degli italiani è molto legata al viaggio: ci piace conoscere, scoprire cose nuove. E quello che apprendiamo fuori dai confini nazionali lo riportiamo a casa per applicarlo a modo nostro», ha continuato Griffa che ha cucinato a Mosca preparando un dessert con cioccolato, nocciola, caffè e schiuma al latte e vaniglia. Con lui nella capitale russa c’è stato anche il gelatiere Stefano Guizzetti che approdava per la prima volta nella terra degli zar. «Non ero mai stato in Russia e quest’esperienza, come ogni altra all’estero, mi è interessata sia a livello personale, sia professionale anche per arricchire il mio bagaglio di conoscenza sul gelato all’estero, sul gusto delle persone fuori dai nostri confini e sulla loro percezione del dolce. Bresciano, titolare di Ciacco, gelateria con sedi a Parma e Milano, Guizzetti è stato protagonista di un “gelato show” al Caffè Bosco, nello storico centro commerciale GUM in Piazza Rossa, durante il quale ha preparato il gelato con ingredienti tipici russi. «La collaborazione tra chef locali e Ambasciatori del Gusto è andata benissimo e mi ha fatto capire che c’è ancora tanto lavoro da fare se si vogliono fare ulteriori passi avanti», continua Guizzetti che a Mosca ha cercato di trasmettere la ricerca che investe il gelato, «un alimento trasversale che può essere inserito in contesti molto inconsueti. Di sicuro iniziative come questa contribuiscono a diffondere la cultura del cibo italiano di qualità nel mondo. Per questo spero di poter ripeterla in futuro, sempre in collaborazione con gli Ambasciatori del Gusto».

Francesco Pucci a Smirne (Izmir) in Turchia

Un’«esperienza bellissima e indimenticabile» l’ha vissuta anche lo chef calabrese Francesco Pucci a Smirne, in Turchia. «Ho toccato con mano la realtà della Turchia e la loro grande voglia di conoscere e apprendere la cultura gastronomica italiana. Ho incontrato persone disponibili e anche intraprendenti e sono tornato in Italia arricchito sotto il profilo umano, professionale e anche culinario». Un plauso e un «evviva!» agli Ambasciatori del Gusto l’ha rivolto Alessandro Pipero che, con Ciro Scamardella, il suo nuovo chef al Pipero Roma ha partecipato alle attività della Settimana Italiana della Cucina nel Mondo a Tel Aviv, in Israele. «Queste iniziative migliorano noi, il sistema Paese e anche la nazione che ci ospita. Grazie all’Associazione abbiamo fatto conoscere la qualità di Pipero Roma anche a Tel Aviv dove io e il mio chef – conclude – abbiamo ricevuto un’accoglienza fantastica».

Francesco Arena a Vienna in Austria

“Un’esperienza bellissima e un’accoglienza fantastica in uno scenario come la città di Vienna, a dir poco da favola. – queste le prime impressioni di dello chef siciliano Francesco Arena del panificio messinese Masino Arena, appena rientrato dall’Austria – L’ambasciatore italiano e tutto il suo staff ci hanno da subito accolti a braccia aperte e messo a disposizione le cucine, i saloni e tutto il necessario per preparare la cena di gala, che aveva come tema l’enogastronomia siciliana. La serata è stata un successo da record per l’ambasciata e questa è già una grande soddisfazione per noi. Li abbiamo conquistati con un menù semplice ma ricercato nelle materie prime, tutte esclusivamente presidi Slow Food. Anche il pane della serata lo abbiamo prodotto in loco, con farine di grani antichi siciliani. La serata si è poi conclusa con una piacevole sorpresa, l’ambasciatore mi ha simbolicamente consegnato le chiavi della loro cucina, in qualità di Ambasciatore del Gusto!”

Alfonso e Mariella Caputo fra La Paz e Santa Cruz in Bolivia

Mariella Caputo, sommelier e proprietaria de La Taverna del Capitano a Massa Lubrense, insieme al fratello Alfonso, è partita per la Bolivia. “Appena arrivati ci siamo subito accorti dell’enorme entusiasmo che c’è per la cucina italiana e i suoi prodotti veri, così come i metodi di cottura e manipolazioni delle materie prime.Le masterclass hanno rivelato la loro grande voglia di conoscere i nostri  prodotti e assaggiare nuovi sapori.” Questa esperienza, ci racconta l’Ambasciatrice del Gusto, è stata anche una grande sfida per i due fratelli “La Bolivia raggiunge altezze considerevoli, siamo passati dal clima equatoriale di Santa Cruz de la Sierra a La Paz, dove il clima di montagna passa da 9 a 22 gradi durante la giornata, e il problema del “mal di montagna” a  3600 m di altezza.

Inoltre,i prodotti italiani acquistabili in loco sono pochissimi (pasta e pomodori in scatola, parmigiano) a prezzi esorbitanti a causa delle tasse elevate e della scarsa qualità. Per fortuna, l’ambasciatore italiano è stato molto disponibile e prima della partenza ci ha fornito tutte le informazioni e i documenti necessari per portare tutto l’occorrente per la masterclass con noi. È stato incredibile vedere nei loro mercati pomodori, melanzane, patate, fagiolini, zucchini, broccoli…ho pensato subito a Cristoforo Colombo e a cosa sarebbe stata la nostra cucina senza di lui. Da questa esperienza torniamo sicuramente arricchiti e parola d’ordine di oggi è sicuramente: contaminazione.”

Mariella Caruso